Cosa permette a un oggetto dismesso di tornare utile? È la forma della cosa in sé a essere riutilizzabile, oppure il materiale con le sue proprietà a giocare un ruolo decisivo? Lo hanno scoperto i ragazzi del workshop “Xylella design”, chiamati a produrre una serie di rompicapi contando sull’utilizzo di sola mano d’opera e tanta, tanta creatività attraverso il recupero dei materiali di scarto. Nel laboratorio temporaneo messo in piedi da Emmanuel Zonta si trovano dozzine di oggetti, originali e unici, dalla versatilità sorprendente. Tra gli studenti c’è chi ha progettato, a partire da semplici lamine di legno pressato, dei portariviste/gioco a incastro; altri hanno proposto un accostamento di volumi capace di diventare sia una libreria che un diorama per far giocare i gatti. Un workshop immerso in un’ottica eco friendly, votata alla sostenibilità ecologica. Tanto che tra la realizzazione di un modello e l’altro sono serpeggiate delle considerazioni su come potrebbe evolvere il design: abbracciando per esempio un’estetica più artigianale o una più vicina alla biomimetica, con tutte le declinazioni del caso. Anche la modellazione 3D è stata al centro del progetto: software come RHINOCEROS hanno aiutato a mettere assieme delle moodboard per raccogliere le idee e implementare i vari progetti. “Due giornate ricche di stimoli e spunti”, secondo i partecipanti, mentre tra gli studenti c’è già chi pensa di voler espandere il tema del recupero una volta conclusa la carriera universitaria. Un proposito molto positivo dato che, nel mondo in cui viviamo, la lotta allo spreco e all’inquinamento sono alcuni dei temi caldi del nostro futuro e, giorno dopo giorno, influenzeranno sempre di più ogni disciplina. Perché non partire proprio dal design?


Daniele Pruneri e Amedeo Caramazza