Intervista a Emmanuel Zonta

Se dovesse fare un suo autoritratto a parole, come verrebbe?

Salterebbe fuori l’immagine di un designer artigianale! Il nome del mio studio, EmmanuelZonta Design Lab, fa già intuire che mi piace progettare, realizzare prototipi e creare piccole produzioni che hanno come obiettivo quello di utilizzare i materiali per fini particolari. Spesso e volentieri con un’ottica votata all’ambiental care e al riciclaggio di materiale non più usato, di seconda mano, oppure che semplicemente verrebbe considerato inutile.

Quali strumenti usa per lavorare quotidianamente? Cos’è cambiato rispetto al passato con gli strumenti che avete avuto modo di usare nel corso degli anni?

Amo molto lavorare coi materiali, studiarli e soprattutto reimpiegarli. Nonostante ciò alla carta e alla matita preferisco i supporti digitali: garantiscono un controllo pressoché assoluto sul disegno, la documentazione e l’accostamento delle immagini.

Le esperienze lavorative del passato sono diventate gli strumenti lavorativi del mio presente: mi hanno aiutato a rafforzare quella disposizione a non tirarmi mai indietro, quando si presenta una sfida da affrontare. In senso più ampio, l’approccio al lavoro un tempo consisteva nell’eseguire opere di design non curandosi troppo del metodo di produzione e delle conseguenze che questo avrebbe portato. Oggi possiamo contare su materiali e procedimenti intelligenti per la salvaguardia dell’ambiente.

Cosa possono imparare gli studenti da questo workshop?

I workshop di questa settimana offrono un sacco di opportunità ai ragazzi: li mettono a confronto con i loro colleghi e li spronano a metterti alla prova. Spero che anche il mio possa essere, in questo senso, un’ottima palestra per il mondo del lavoro. Nello specifico vorrei che i ragazzi possano toccare con mano i materiali educandoli a riconoscerne le qualità, come nel caso del legno Xylella degli ulivi Salentini e che questo esercizio li sproni a chiedersi cosa siano gli oggetti che maneggiano quotidianamente e a cosa servono.

Daniele Pruneri e Amedeo Caramazza