Intervista a Valerio Rocco Orlando

Un tuo autoritratto in poche parole?

Sono un artista e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera.

La mia relazione con gli studenti è propedeutica alla creazione di un processo artistico e come artista rivendico la necessita di lavorare a stretto contatto con la sfera educativa e con le istituzioni pubbliche.

Quali sono gli strumenti che utilizzi per il tuo lavoro? Cosa è cambiato rispetto al passato?

Non utilizzo strumenti specifici, anzi, il mio obiettivo è proprio di non mettere le tecnologie al centro del progetto, bensì di utilizzarle solo come strumento per coltivare i pensieri e le relazioni che si creano.

Lo strumento principale dei miei lavori rimane quindi quello della relazione e le nuove tecnologie possono aiutare ad approfondire questa modalità di comunicazione. Se c’è stato un cambiamento nel mio metodo è avvenuto quando mi sono confrontato con gruppi sociali diversi: nel corso nel tempo mi sono trovato a lavorare non solo con gruppi di studenti, ma anche di artisti, migranti, anziani, attivisti. Quindi ogni volta il metodo viene affinato in base alle persone a cui mi avvicino, perché si crea una sorta di processo di apprendimento nel quale i partecipanti condividono informazioni con me. Informazioni che, appunto, mi consentono di continuare ad imparare.

Cosa ti ha portato a ideare un workshop come questo?

Uno dei principali motivi è la molta disinformazione sull’argomento. Si parla ormai di frequente di questioni come il cambiamento climatico, ma spesso in un’unica direzione: i ragazzi non hanno informazioni precise e vengono costantemente confusi e spaventati da immagini catastrofiche. Il mio obiettivo è quindi quello di sovvertire la questione del dramma, portando gli individui ad un’azione personale senza farsi schiacciare dalla paura e creando quindi una nuova relazione tra sostenibilità e nuovi media.

Lo stimolo che ho dato ai partecipanti del workshop è stato quello di cercare un punto di vista alternativo, che non sia quello della comunicazione classica: cercare di far comprendere  come l’arte, passando dalla ricerca e il processo artistico, possa suggerire nuove modalità di apprendimento oltre alla classica trasmissione di informazioni.

Lorenzo Baio e Silvia Brigoli