Intervista ad Alessio Berto

Un suo autoritratto a parole?

Sono una persona molto curiosa e molto testarda. Voglio sempre mettermi in gioco: anche quando ho trovato la soluzione a un problema, sento il bisogno di trovarne subito un altro per poterlo risolvere. Questo mi ha consentito di avere un’esperienza molto vasta in molti campi del mio lavoro e di affrontare situazioni sia di routine che di emergenza. Un’altra mia caratteristica importante è la passione: senza passione e curiosità non sarei quello che sono ed è quello che cerco principalmente di trasferire agli alunni o ai colleghi. L’unico modo per crescere è capire cosa c’è in giro di diverso da quello che siamo noi per poterlo usare come esperienza.

Quali sono gli strumenti che utilizzi oggi per il tuo lavoro? Cosa è cambiato rispetto al passato? 

Ho iniziato lavorando manualmente, per poi diventare “digitale”! La tecnologia ha influito positivamente nel mio lavoro: mi dà la possibilità di portare a termine in minor tempo e sicuramente con più precisione i miei progetti. Quando invece ho iniziato non avevo banche dati di riferimento per progettare o trarre ispirazione: dovevo vedere e toccare materialmente, i capi già esistenti. Oggi abbiamo a disposizione una fonte infinita di informazioni attraverso il web: il lato positivo è che le nuove generazioni possono avere molte più possibilità di trovare degli spunti, di contro il rischio è perdere manualità e soprattutto la possibilità di vedere il prodotto dal vivo, affinando il proprio istinto. Sto cercando di trasmettere agli studenti l’importanza di questo esperire.

Come mai il protagonista del suo workshop è il jeans?

Il jeans è la tipologia di abbigliamento che tutte le aziende fanno. Ha una storia radicata, è un pantalone che non è nato per la moda, ma perché doveva essere usato dai lavoratori.

Quindi ha già un DNA vero e autentico, poi, in duecento anni di storia, si è evoluto in tutti i tipi che conosciamo noi oggi. Lavorare sul jeans è un modo per conoscerlo più a fondo: ho scelto di proporre agli studenti un modello vintage, e non su quelli nuovi, da una parte perchè è diventato un capo di global fashion e poi perché ci consente di operare su qualcosa di passato, alla luce di ciò che è diventato “in futuro”.

Alice Bertoli e Samuele Piacenza