Intervista a Riccardo Pirrone

Un suo autoritratto in poche parole?

Sono un Social Media Strategist, e mi occupo di strategie digitali per brand di tutte le dimensioni e di comunicazione per brand nazionali e ONG internazionali. Ma ho anche creato siti web e lavorato per campagne digital.

Quali sono gli strumenti che utilizzi oggi per il tuo lavoro? Cosa è cambiato rispetto al passato? 

Il mio lavoro è iniziato sul web, ma dieci anni fa i social network non venivano utilizzati come oggi. Ormai siamo passati a un approccio più social, da tutti i punti di vista, non solo perché Facebook e Instagram sono diventati canali di comunicazione fondamentali, ma anche perché tutte le forme di comunicazione sono diventate, in un certo senso, più intime.

Per quanto riguarda il design la questione è leggermente più complessa. Non si tratta di decenni, il design cambia ogni anno. Me ne rendo conto, lavorando sui siti web. Negli ultimi tempi siamo passati a una grafica flat, sempre più essenziale e fotografica. In passato infatti piacevano molto le animazioni, ma ora si tende a essere più statici nelle strutture e nei contenuti: il sito deve essere semplice ed efficace, non si può puntare solo sull’effetto “wow”.

Con quali settori collabori? Come è nascono le tue collaborazioni?

Io lavoro con più settori possibili, al momento per esempio collaboro con l’agenzia funebre Taffo, divenuta popolare sui social per l’utilizzo di un linguaggio molto informale. Con questo settore penso di averli coperti più o meno tutti. Il lavoro con Taffo, ad esempio, è capitato per caso. In quel periodo avevo creato un “comparatore” di agenzie funebri, una cosa abbastanza singolare. La notizia infatti ha fatto il giro dei giornali ed è stata intercettata anche da Alessandro Taffo, che successivamente ci chiamò per creare una strategia per la sua agenzia. Per quanto riguarda la scelta del cliente, specifico che la mia agenzia non accetta contemporaneamente due lavori nello stesso settore, sia per non diluire le forze in due tematiche pressoché identiche, sia per etica professionale.

Lorenzo Baio e Silvia Brigoli