LEONARDO CAFFO-Algoritmo Walden

Cosa sentiremo durante il seminario “Algoritmo Walden”?

Si discuterà sulla possibilità di analizzare le arti visive e le discipline teoriche connesse a ciò che si studia in NABA. Il principale riferimento sarà a Henry Thoreau con Walden ovvero la vita nei boschi, dove si critica la società mercantile auspicando un ritorno alla natura. Il titolo stesso dell’incontro vuole essere un paradosso: tra l’algoritmo, simbolo delle nuove tecnologie e il pensiero professato dallo scrittore americano. Un modo per esporre le criticità che la presenza e il progresso umano comportano.

C’è una figura particolare che ispira il suo lavoro?

Più che un nome specifico, mi piace ricordare il lavoro di filosofi come Heidegger, Adorno e Wittengstein, le loro “capanne” sono state recentemente oggetto di una mostra che la Fondazione Prada ha presentato in occasione dell’ultima Biennale di Venezia [in Machines à penser le dimore dei tre pensatori diventano lo spunto per ragionare sullo spazio del pensiero ndr.]. Sono solo esempi che illustrano quanto numerose siano state le personalità che hanno cercato di interpretare in modo anticonvenzionale il futuro, inteso come progresso e cioè in chiave morale e non solo tecnologica.

Qual è il modo migliore di mantenere un’identità in un mondo dove l’innovazione e l’ibridazione delle discipline sono sempre più frequenti?

Oggi non esistono più identità disciplinari rigorosamente divise, bensì delle competenze marcate. Ad esempio: un filosofo ha delle teorie, un artista visivo ha la padronanza dei meccanismi che regolano le performance e un designer è competente sui linguaggi che disciplinano la fruibilità di un medium. La chiave sta – come l’organizzazione dei talk in NABA suggerisce – mescolare ecologia, design, moda e altro per ottenere un risultato nuovo. Per questo, vorrei far passare il messaggio che la commistione di esperienze e competenze è fondamentale.

Che consiglio darebbe ai giovani su come approcciarsi alla realtà di domani?

Ci vuole elasticità di pensiero, pertanto consiglio di interessarsi anche a quello che sta al di fuori delle nozioni specialistiche. E saper prevedere i linguaggi che domani prenderanno piede, senza limitarsi a riproporre quelli di oggi. Infatti alcune delle figure professionali più ricercate da aziende e imprese creative sono quelle capaci di muoversi su più terreni come lo storytelling, oppure le esperienze immersive – magari in realtà 3D – e la dimestichezza con le piattaforme online. Sono ottimista sul futuro che aspetterà alle nuove generazioni, a patto che queste si dimostrino però attente e consapevoli.

Daniele Pruneri

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