LAURA TRALDI – Raccontare il design oggi

Cosa significa per te il design?

Posso soltanto dire, in base alla mia esperienza di giornalista, che il design può cambiare molte cose quando si pone in relazione a ciò che accade nel mondo. Purtroppo oggi viene considerato perlopiù come orpello estetico, ma io credo piuttosto che esso debba servire da strumento per migliorare il mondo in cui viviamo. Tuttavia, è cambiato nel tempo perché è cambiata l’economia di scala; credo che il design debba recuperare la capacità di creare un prodotto smart e non inutili ornamenti

Chi sono i tuoi maestri?

Il primo nome che mi viene in mente ora è quello di Alice Rawsthorn (giornalista britannica del New York Times, ndr), una delle poche persone che dà una lettura critica al mondo del design, mentre uno dei miei veri maestri con cui ho avuto la fortuna di lavorare è Stefano Marzano: con lui ho collaborato per Philips Design in Olanda, realizzava progetti davvero visionari che mi hanno permesso di vedere come la tecnologia impatta realmente sulle persone e sulle loro vite.

Che consiglio daresti ad un giovane che si avvicina a questo mondo?

Ci sono tante potenzialità per chi si avvicina al design oggi, ma se ci si occupa soltanto di un’area specifica (come ad esempio il product design) si avranno poche possibilità nel lungo termine. Il segreto è la commistione tra settori e competenze. Servirebbe quindi che — oltre alla superstar di turno che progetta la sedia innovativa — ci si occupasse di ambiti più umili, come ad esempio il design del traffico, di cui ho sentito parlare, nel comune di Milano.

Cosa significa oggi identità?

Questo termine attualmente mi spaventa, non mi piace molto sentire questa parola. In questo momento trovo che venga utilizzata per creare tribù e divisioni; mentre questa parola dovrebbe servire per unire e creare connessioni, trovando il filo conduttore che possa collegare più gente possibile, recentemente ho curato una mostra per il Fuorisalone dedicata a quel design che serve appunto per stabilire connessioni, per collegare le persone le une con le altre.

Pierpaolo Riontino

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